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Costo bonifico bancario: quali sono e come vengono applicati i costi

Costo Bonifico Bancario: le caratteristiche del bonifico

Il bonifico bancario è diventato oggi un’operazione naturale e giornaliera per milioni di persone . Questo perché è nel tempo diventata un’operazione semplice, superando le difficoltà che all’inizio avevano creato diffidenza in molti correntisti bancari. Il bonifico bancario serve a trasferire una somma di denaro su di un conto corrente. Il beneficiario in pochi giorni vedrà accreditata la somma sul suo conto.

Il bonifico bancario è puramente un’operazione contabile, e per questo necessita di IBAN e BIC del ricevente, e viene sempre associato a un numero identificativo che viene chiamato “Cro”.

Costo del bonifico bancario: Come avviene l’operazione di bonifico

Spesso però c’è un costo del bonifico bancario. Questo costo del bonifico bancario può essere più o meno evidente e spesso gravare in modo piuttosto pesante su ogni operazione di bonifico. È utile ricordare che il costo del bonifico bancario è sempre a carico di chi effettua il bonifico

L’operazione di bonifico può avvenire sia trasferendo la somma da un conto ad un altro, sia versando i contanti alla banca del beneficiario che poi provvederà ad accreditarli sul suo conto corrente.

Il bonifico bancario è puramente un’operazione contabile, e per questo necessita di IBAN e BIC del ricevente, e viene sempre associato a un numero identificativo che viene chiamato “Cro”.

Nel primo caso si può fare sia fisicamente allo sportello, sia online. In quest’ultimo modo si deve accedere al proprio conto tramite nome utente e password, procedere all’operazione e inserire il codice per rendere operativo il trasferimento.

Nel secondo si compila un modulo con i dati personali e bancari del beneficiario, questo viene girato all’addetto,che una volta controllati i dati, provvede al bonifico.

Le diverse operazioni hanno anche un diverso costo del bonifico bancario. Nel caso del bonifico online i costi sono prossimi allo zero. Si fa tutto da casa, senza muoversi e senza andare alla banca e quindi servendosi dell’impiegato, il cui lavoro ha un costo. Inoltre il bonifico online permette di non avere un costo del bonifico bancario anche in termini cartacei, o di bolli vari, perchè viene fatto tutto in via telematica.  È evidente che attuare l’operazione allo sportello abbia un costo del bonifico bancario molto maggiore rispetto all’operazione online.

Costo del bonifico bancario: le discriminati che incidono sul costo

Ma quanto costa in realtà fare un bonifico bancario? Non è possibile dare una risposta certa. Questo perchè in primis i costi rientranti nella macro-categaoria del costo del bonifico bancario sono in continua evoluzione.

Le discriminanti che incidono sul costo sono varie:

  • Bonifico tra due banche operanti nello stesso paese: un bonifico tra due banche italiane ha meno costi, perché, ad esempio, non avvengono operazioni di cambio, oppure perché le regole bancarie sono le stesse, mentre in altri paesi per quanto riguarda i bonifici potrebbero esserci altre disposizioni che aumentano il costo del bonifico bancario. In genere per bonifici esteri il costo del bonifico bancario non è mai inferiore ai 5 euro e non impiega mai meno di 7 giorni per essere accreditato.
  • Bonifico online o allo sportello: come detto sopra se il bonifico è online ha molti meno costi.
  • Bonifico fatto tra due correntisti della stessa banca: le banche favoriscono, per motivi di minori costi e per motivi di marketing, i bonifici tra conti a loro appartenenti. Non devono produrre documentazioni facoltative e più abbassano i costi del bonifico bancario, maggiormente possono fare in modo da attirare nuovi clienti.
    costo bonifico bancario
  • Bonifico bancario di importo elevato: Maggiore è la somma da accreditare, maggiori sono i costi per chi effettua il bonifico. Teoricamente per bonifici inferiori a 5000 euro fatti tra banche dell’area SEPA le banche possono anche non richiedere costi
  • Bonifico urgente: può capitare che venga richiesto alla banca di effettuare un bonifico urgente, cioè la somma deve essere accreditata sul conto del beneficiario in tempi maggiormente ristretti rispetto alle normali operazioni di bonifico.
  • Bonifico periodico: se l’operazione avviene in modo ricorrente, spesso si può ottenere una diminuzione  del costo del bonifico bancario usufruendo di sconti da parte della banca.

 

Costo del bonifico bancario: quanto incide il bonifico

È quindi molto difficile individuare con certezza un preciso costo del bonifico bancario in Italia. Il range nel quale ci si muove è generalmente tra 1,50 e 3 euro. Ma non mancano eccezioni alla regola. Alcune banche per i bonifici online non richiedono costi. Altre arrivano anche a chiederne 10 per operazioni particolarmente complesse o onerose.

Nel caso del bonifico online si deve accedere al proprio conto tramite nome utente e password, procedere all’operazione e inserire il codice per rendere operativo il trasferimento.

Le banche utilizzano ormai i costi dei bonifici bancari come una vera e propria fonte di reddito. Il calo dei tassi e quindi un minore valore delle entrate per gli intermediari ha portato le banche a richiedere sempre maggiori commissioni. Spesso inoltre mancano di dare una corretta e preventiva comunicazione dei costi del bonifico bancario e soprattutto del perché questi costi vengono applicati.

Credi che nel tuo conto corrente ci siano dei costi che non dovresti sostenere? Contattaci per una verifica!

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Rateizzo Equitalia: tempi e modi per la rateizzazione della cartella

Rateizzo equitalia: l’esigenza di rateizzare la cartella

È esigenza di molti cittadini ricorrere al rateizzo Equitalia e pagare le cartelle Equitalia in modo dilazionato. L’opportunità di un rateizzo Equitalia nasce dalla spiacevole situazione di dover pagare improvvisamente una cartella Equitalia di cui magari non solo non si era sicuri, ma della quale non si sospettava neanche l’esistenza. Se alla possibilità di contestare la cartella non si può accedere allora si deve obbligatoriamente pagarla. Il rateizzo Equitalia è quindi una necessità più che una possibilità, soprattutto per riuscire a far fronte a interessi e sanzioni. Bisogna inoltre considerare che “saltare”, ovvero non pagare le rate fa decadere la possibilità di godere del beneficio di usufruire del rateizzo Equitalia, dovendo in tal caso versare immediatamente l’intero importo in una unica soluzione. Si possono “saltare” non pagare fino a 8 rate (anche non consecutive), ma la costanza nel pagamento è necessaria.
Proprio per facilitare la costanza nel pagamento e venire incontro al contribuente l’Agenzia delle Entrate ha dato la possibilità al contribuente di pagare importi delle rate più basse, infatti, ora si può anche arrivare a pagare 50 euro a rata.

Rateizzo Equitalia: le opzioni di rateizzo.

Nell’accedere al rateizzo Equitalia la prima cosa da verificare è se l’importo del debito è superiore o meno ai 50.000 euro.
Per il rateizzo delle cartelle Equitalia sono possibili tre diversi piani di rateizzo.
Il primo dei piani di rateizzo è richiedibile se l’importo del rateizzo è inferiore ai 50.000 euro e le rate non superano le 72. A questo rateizzo possono accedere sia persone fisiche che giuridiche, per un massimo di 6 anni e con una rata minima di 50 euro al mese. Nel caso il debito sia inferiore ai 50.000 euro è possibile ottenere il rateizzo Equitalia scaricando l’apposito modulo dal sito di Equitalia.

Il rateizzo Equitalia è quindi una necessità più che una possibilità, soprattutto per riuscire a far fronte a interessi e sanzioni.

Per poter compilare il modulo di rateizzo Equitalia bisogna conoscere, oltre ai dati anagrafici del richiedente rateizzo, anche il numero della cartella esattoriale che si intende rateizzare. Tale modulo verrà poi riconsegnato inserendolo direttamente sul sito di Equitalia, oppure in alternativa stampandolo e inviandolo via posta raccomandata o consegnandolo direttamente agli uffici Equitalia della provincia di residenza. Al momento della richiesta di rateizzo Equitalia si devono obbligatoriamente indicare il numero delle rate tenendo conto che per il rateizzo Equitalia non accetta somme inferiori ai 50 euro al mese.

Il secondo piano è relativo ai debiti superiori a 50.000 euro. Il rateizzo Equitalia in questo caso ha le stesse modalità sia per quanto riguarda le rate, i soggetti che lo possono richiedere e il tempo massimo. La procedura per chiedere questo tipo di rateizzo prevede che si consegni un documento attestante lo stato di difficoltà finanziaria.

Questo piano e il precedente sono detti piani ordinari.
A queste due opzioni se ne aggiunge una terza che è quella relativa al piano straordinario. In tal caso l’importo non ha limite. Le rate sono un massimo di 120 e la durata massima è di 10 anni.

Rateizzo Equitalia: rate e interessi

La rate possono essere a quote costanti o crescenti. La scelta delle rate è a discrezione di chi richiede il rateizzo Equitalia e in genere deve essere fatta in base alla propria situazione finanziaria. È consigliabile, se si è in difficoltà scegliere le rate crescenti, in modo tale che si inizi a pagare una somma esigua, che poi successivamente aumenterà nel tempo. Con le rate costanti infatti la somma da versare è sempre la stessa e se in grave difficoltà può costituire anche un esborso oneroso.

rateizzo-equitalia

Per usufruire del rateizzo Equitalia bisogna pagare degli interessi, detti interessi di dilazione. Il tasso di interesse applicato è determinato sulla base della tipologia di cartella. Se si tratta di una somma da versare all’erario è del 4,5%. Se è una somma da versare all’INPS è pari al 6,05%. Per debito verso altri enti viene stabilito dall’ente in questione.

Rateizzo Equitalia: il piano straordinario

Come visto il piano straordinario di rateizzo Equitalia è possibile solo in caso di comprovata e grave difficoltà finanziaria. Tale situazione deve essere avvenuta per ragioni di cui il debitore non è direttamente responsabile e deve essere legata alla congiuntura economica. Differentemente dal piano ordinario, tale possibilità decade se non si provvede al pagamento di 5 rate (invece delle 8 del piano ordinario), anche non consecutive.
Se il richiedente è una ditta individuale il rateizzo Equitalia straordinario è possibile solo nel caso l’importo della rata sia superiore al 20% del reddito mensile. Per ottenere il rateizzo Equitalia si deve presentare l’ISEE del proprio nucleo familiare per accertare tale soglia. Nel caso l’ISEE non sia presente o non riesca ad attestare che il richiedente abbia i requisiti per il rateizzo da 120 rate, si deve produrre una idonea documentazione che lo attesti con certezza.

Il tasso di interesse applicato è determinato sulla base della tipologia di cartella. Se si tratta di una somma da versare all’erario è del 4,5%. Se è una somma da versare all’INPS è pari al 6,05%. Per debito verso altri enti viene stabilito dall’ente in questione.

Per tutti gli altri tipi di impresa questo tipo di rateizzo è possibile se la rata è superiore al 10% del valore della produzione mensile e se l’indice di liquidità della società è tra 0,5 e 1. Nel caso di persone giuridiche bisogna produrre una documentazione che rappresenti lo stato economico-finanziario del debitore ( prospetto per la determinazione dell’Indice di Liquidità e dell’Indice Alfa, visura camerale aggiornata, copia dell’ultimo bilancio approvato e depositato presso la C.C.I.A.A., relazione economico-patrimoniale, redatta secondo i criteri previsti dall’art. 2423 e ss. Codice civile, risalente a non oltre 2 mesi dalla data di presentazione dell’istanza di rateazione e comprensiva di tutte le voci del debito complessivo per il quale l’agente della riscossione procede, ossia la somma dell’importo iscritto a ruolo residuo da corrispondere in base al/ai precedente/i provvedimento/i di rateazione/i e dell’eventuale nuovo debito).

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Contratti Swap: come sono strutturati e i rischi per gli investitori

Contratti Swap: cosa sono e rischi che portano

I contratti Swap sono operazioni finanziarie ad elevato grado di rischio. Proprio a causa dell’elevato grado di rischio dei contratti swap questi sono scambiati nei mercati Over The Counter, dove avvengono le operazioni di scambio di contratti finanziari che non hanno i requisiti di sicurezza per essere scambiati nei mercati di borsa. Non essendo scambiati in mercati regolamentati potrebbe essere piuttosto difficoltoso terminare il contratto prima della scadenza e se anche ciò fosse possibile in genere si tende a sostenere costi elevati per la chiusura del contratto. Spesso i contratti Swap sono dei veri e propri boomerang per la società che li ha creati ed immessi sul mercato. Per chi li ha sottoscritti poi possono portare anche alla totale perdita di quanto investito.

I contratti Swap sono scambiati nei mercati Over The Counter, dove avvengono le operazioni di scambio di contratti finanziari che non hanno i requisiti di sicurezza per essere scambiati nei mercati di borsa

In base alle analisi della Consob in moltissimi casi il valore dei contratti Swap per alcune società è stato così alto, che al momento della conclusione del contratto e quindi dell’effettivo pagamento dei derivati molte società si sono trovate in grosse difficoltà finanziarie che in alcuni casi le hanno anche portate al fallimento. Ed è proprio il fallimento della controparte uno dei maggiori rischi dei contratti Swap.

Contratti Swap: per quali operazioni si usano

I contratti Swap sono accordi tra le parti che sottendono uno scambio di denaro. Questo scambio monetario è quantificato in base ad un evento reale a cui è riferito. Proprio per questo si chiamano derivati: il flusso di denaro deriva da un evento esterno. Il loro carattere è fortemente aleatorio: nessuno può effettivamente con certezza dedurre il valore del contratto a scadenza. In generale i contratti Swap hanno un fine legato al contenimento del rischio finanziario (hedging). I contratti Swap servono anche per operazioni di arbitraggio: li si compra in un mercato, li si rivende immediatamente in un altro lucrando sulla differenza tra prezzo di acquisto iniziale e di vendita finale. Possono anche avere motivazioni maggiormente speculative facendo guadagnare una determinata somma in base alle variazioni di prezzo tra quello stipulato alla stipula del contratto e quello del contratto swap nel determinato momento in cui è venduto.

Contratti Swap: l’importanza di una corretta informazione

L’informazione iniziale è quindi di fondamentale importanza nei contratti Swap. Chi sottoscrive un contratto Swap deve sempre attentamente conoscere l’evento che sottende lo strumento e conoscere come le variazioni di questo evento impattano sul valore dello Swap.

Contratti-Swap
È inoltre buona norma per l’investitore informarsi sulle effettive capacità di solvibilità della controparte: non è infatti inusuale nei contratti Swap che alla fine del contratto l‘investitore non si veda restituito quanto gli è dovuto perché la controparte non può estinguere il debito a causa delle sue carenti condizioni economico/finanziarie. Anche quando nell’operazione interviene un intermediario è buona norma che l’investitore prenda le giuste informazioni sulla solvibilità di questi. Molto delicati sono i contratti Swap stipulati con soggetti appartenenti ad altri paesi. In questo caso la difficoltà informativa è maggiore e questo rende il rischio ancora più elevato. A questo quindi deve corrispondere un rendimento parimenti elevato e cioè rende i contratti Swap stipulati con soggetti internazionali maggiormente remunerativi.

Contratti Swap: le tipologie di contratto derivato

I contratti Swap si suddividono in tre tipologie: sui tassi di interesse, sulle valute e sulle merci.

I primi sono anche detti interest Swap. Gli interest Swap si basano sullo scambio di interessi tra le parti. Tali importi però non vengono effettivamente scambiati, ma si lucra sulla differenza del valore tra i due interessi. Ci sono tre fondamentali tipi di interest Swap:
Coupon Swaps: lo scambio è tra interessi di cui uno è tasso variabile e un altro è a tasso fisso.
Basis rate Swaps: lo scambio è tra interessi entrambi a tasso variabile. Tali interessi sono calcolati sullo stesso capitale, ma sono riferiti a momenti differenti.
Cross-Currency interest rate Swap: lo scambio è su interessi di valute differenti.

Il secondo tipo di contratti Swap sono gli Swap sulle valute, altrimenti detti currency Swap.

non è inusuale nei contratti Swap che alla fine del contratto l‘investitore non si veda restituito quanto gli è dovuto perché la controparte non può estinguere il debito a causa delle sue carenti condizioni economico/finanziarie.

Il loro funzionamento si basa sul fatto che tra le due controparti si accordano facendo inizialmente cedere da una delle due parti al’altra una data quantità di valuta. Questa cessione sottende l’impegno di effettuare da parte dell’altra l’operazione opposta alla scadenza del contratto. Le due parti lucrano quindi in base all’andamento rialzista o ribassista del mercato valutario.

Il terzo tipo di contratti swap è quello sulle merci, detti anche commodity Swap. Nei commodity Swap le parti si basano sulle valutazioni future dei beni oggetto dello Swap. Una parte si obbliga a pagare ad un’altra una somma calcolata in base all’andamento, positivo o negativo, del valore della merce sottostante. Così come nei contratti swap precedenti non vi è alcuno scambio effettivo. I commodity Swap sono molto utilizzati da chi effettua compravendita di merci come una forma di assicurazione per ripianare eventuali perdite. Molto diffuso in questo ambito è infatti lo Swap sul petrolio.

 

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Arbitrato bancario: funzioni e caratteristiche dell’ABF

Arbitrato bancario: la funzione dell’ABF

L’arbitrato bancario è l’attività svolta dall’ABF.
La Funzione dell’arbitro bancario e finanziario, consiste nella risoluzione stragiudiziale delle controversie bancarie. L’arbitrato bancario è quindi una modalità di risoluzione del contenzioso molto più veloce ed economica perché non prevede il ricorso al giudice.

La velocità dell’arbitrato bancario consiste nel fatto che l’ABF deve esprimersi sulla controversia in cui è chiamato a pronunciarsi “teoricamente” entro pochi mesi. Anche se il suo parere non è vincolante, di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi lo è. Le sue decisioni vengono rispettate da quasi tutti gli intermediari finanziari/bancari, in quanto in caso contrario, tale tipo di comportamento viene censurato con la pubblicazione dell’inadempimento sul sito dell’ABF.

l’ABF deve esprimersi sulla controversia in cui è chiamato a pronunciarsi “teoricamente” entro pochi mesi, ed anche se il suo parere non è vincolante, di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi lo è

Il cliente può rivolgersi all’Arbitro Bancario e Finanziario solo dopo che ha informato preliminarmente l’intermediario finanziario e/o bancario della sua problematica, rappresentandogli le sue ragioni, lamentele e/o altro, e solo successivamente può presentare ricorso all’arbitro bancario.

Arbitrato bancario: L’iter e la tempistica

Utilizzare l’Arbitrato bancario e finanziario da parte del cliente è dunque il passo successivo al mancato accordo con la banca. La tempistica del ricorso all’arbitrato bancario è la seguente: il cliente si rivolge all’intermediario presentando il suo reclamo. L’intermediario ha 30 giorni per rispondere dalla data di ricezione del reclamo. Se il cliente non è soddisfatto della risposta e/o non riceve alcuna risposta al reclamo presentato, si rivolge all’arbitrato bancario. Presentato il ricorso all’Arbitro e trasmesso copia dello stesso all’intermediario, questi ha 45 giorni di tempo per inviare le proprie controdeduzioni all’Arbitro.
Dal ricevimento delle controdeduzioni entro 120 giorni l’arbitro bancario dovrebbe pronunciarsi con propria decisione in merito alla controversia in questione. La tempistica riportata non è mai nella pratica rispettata in quanto i notevoli flussi di pratiche cui gli Uffici dell’Arbitro bancario sono sottoposti fanno sì che tali tempi non vengono mai rispettati. In alcuni Collegi quali Milano la tempistica attuale per decisioni di Arbitrato bancario interessa orizzonti temporali superiori all’anno. Per gli altri collegi di Roma e Napoli stiamo parlando di tempi di un lasso di tempo di poco inferiore all’anno.arbitrato bancario
La decisione dell’Arbitrato bancario non è vincolante per il cliente in quanto egli non ritenendosi soddisfatto della decisione dell’ABF può ricorrere alla via giudiziale.

L’arbitrato bancario: ambito e costi

L’arbitrato bancario può decidere solo per contenziosi relativi a contratti posti in essere dopo il 01 Gennaio 2009 e che non superino i 100.000 Euro. Su quelli che superano i 100.000 euro ma solo sulle questioni di diritto e di facoltà. Sui contenziosi relativi a contratti precedenti al 2009 non ha giurisdizione.
L’arbitrato bancario decide su vari tipi di contenzioso:
• quelli relativi a servizi e attività di investimento come la compravendita di strumenti finanziari
• quelli relativi beni o servizi diversi da quelli bancari e finanziari, come leasing, factoring o credito al consumo

Il costo delle spese della richiesta di decisione di arbitrato bancario e finanziario è di 20 Euro, eventualmente pagato dall’intermediario se l’ABF decide a favore del cliente.

L’arbitrato bancario: gli intermediari, le sedi e cosa succede dopo la decisione

Non tutti gli intermediari però sono soggetti alle decisioni dell’arbitrato. Quelli che vi aderiscono sono:

  • Banche;
  • Intermediari iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106 e 107 del Testo Unico Bancario;
  • Istituti di Moneta Elettronica operanti sul territorio nazionale;
  • Poste Italiane;
  • Banche e gli istituti stranieri che operano sul territorio nazionale.

Le decisioni dell’arbitrato bancario quindi non riguardano gli intermediari esteri.

La sede competente a giudicare è quella dove hanno la residenza i clienti che intendono presentare ricorso all’Arbitro.

Il costo delle spese della richiesta di decisione davanti all’arbitrato bancario e finanziario è di 20 Euro, eventualmente pagato dall’intermediario se l’ABF decide a favore del cliente.

Il territorio italiano è quindi diviso in 3 zone: Nord, Centro e Sud e per queste zone, rispettivamente l’arbitrato si trova a Milano, Roma e Napoli, con l’ABF di Roma che deve anche decidere sui cittadini residenti in stati esteri.

Cosa succede dopo la decisione dell’arbitrato bancario?
Se la decisione è, anche solo in parte, a favore del ricorrente questi viene rimborsato dall’intermediario delle spese sostenute. Entro un mese deve essere comunicata al ricorrente la decisione e le sua motivazioni da parte della segreteria.

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Tasso soglia: quando e perchè c’è usura bancaria

Tasso soglia: il rapporto con l’usura oggettiva

La determinazione del tasso soglia è di fondamentale importanza per definire se un contratto finanziario è soggetto ad usura bancaria. L’usura bancaria è stata inizialmente regolata dall’articolo 644 del codice penale e la sua normativa è stata sensibilmente riformulata con la legge 108 del 1996. L’articolo 108 ha ampliato sensibilmente l’ambito dell’usura arricchendo la normativa di un uovo concetto: quello di usura oggettiva.
L’usura è infatti oggettiva quando non dipende dalle circostanze, ma quando vengono superati determinati limiti imposti per legge. Tali limiti sono chiamati tassi soglia. Se i tassi di interesse utilizzati nei contratti bancari superano il valore dei tassi soglia siamo in presenza di usura.

Tasso soglia: le disposizioni del legislatore

Il tasso soglia è quindi un limite massimo e in quanto tale è di fondamentale importanza per qualsiasi perizia econometrica che voglia accertare irregolarità nell’ambito bancario. La loro determinazione diventa quindi molto importante. Ma chi determina i tassi soglia?

L’usura è infatti oggettiva quando non dipende dalle circostanze, ma quando vengono superati determinati limiti imposti per legge. Tali limiti sono chiamati tassi soglia

Essi vengono determinati dalla Banca d’Italia ogni 3 mesi. Le modalità di determinazione dei tassi soglia da parte della banca d’Italia seguono l’evoluzione economica del paese e l’andamento dei tassi nei 3 mesi precedenti in base ai contratti analoghi stipulati dalle banche. Si tiene quindi conto dello storico dei mesi precedenti. I tassi soglia (detti TEGM) vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, sul sito della Banca d’Italia e del Ministero delle Finanze.
Fino al 2011 il legislatore ha seguito un orientamento diverso da quello attuale per la determinazione dell’usura in base ai tassi soglia. La normativa infatti faceva riferimento alla rilevazione calcolando il limite nel tasso medio risultante dall’ultima rivelazione pubblica nella Gazzetta Ufficiale, relativamente alla categoria di operazioni di cui fa parte quello specifico tipo di credito (ad esempio la categoria dei mutui), aumentato della metà.
Dal Luglio del 2011 invece il limite è calcolato nel tasso medio risultante dall’ultima rivelazione pubblica nella Gazzetta Ufficiale, relativamente alla categoria di operazioni di cui fa parte quel credito, aumentato di un quarto più quattro punti percentuali.

Sempre secondo la nuova normativa non ci possono essere più di otto punti percentuali di differenza tra il limite e il tasso medio.

Tasso soglia: la modalità di determinazione

La modalità di determinazione del tasso soglia è la seguente:
La Banca d’Italia si fa rilasciare una documentazione dettagliata dalle banche sui loro tassi applicati e in base a questi determina il tasso medio. Una volta analizzata la documentazione e calcolato il TEGM lo rende noto. A questo tasso viene, in fase di determinazione, aggiunto un valore di ¼ + il 4%. tasso soglia
Si ottiene così un nuovo tasso. Se la differenza è minore di 8, il tasso soglia è quello individuato sommando ¼ + 4%, se invece è maggiore di 8 il tasso soglia si calcola semplicemente aumentando di 8 punti il TEGM.
È facile intuire come la modifica normativa sia stata in favore delle banche, le quali hanno visto alzarsi il tasso soglia nella maggior parte dei casi e quindi numerosi contratti che prima erano passibili di usura bancaria successivamente non lo sono stati più. Con la nuova normativa entrata in vigore nel 2011 infatti se i tassi medi sono bassi, la soglia di usurarietà diventa piuttosto alta. Servono quindi alte percentuali di tasso per rendere un contratto bancario usurario. Man mano che i tassi medi si alzano, la soglia si assottiglia sempre di più facendo in modo che anche per tassi percentuali più bassi ci sia usurarietà.

Tasso soglia: misurazione dei tassi e usura

Per misurare i tassi soglia vengono computate tutte le spese, tranne quelle fiscali: remunerazioni degli intermediari, commissioni e spese varie. Sempre che queste siano riferibili al contratto finanziario in essere.

Se la differenza è minore di 8, il tasso soglia è quello individuato sommando ¼ + 4%, se invece è maggiore di 8 il tasso soglia si calcola semplicemente aumentando di 8 punti il TEGM.

Ma l’usura non si nasconde solo in una sproporzionata determinazione dei tassi. Essa può essere anche data da una mancata connessione con la richiesta dei tassi e la situazione economica del soggetto richiedente. In poche parole questo significa che se il soggetto passivo ha difficoltà finanziarie nella determinazione dei tassi si deve tener conto di questa situazione. Quindi anche se i tassi non superano quelli soglia, qualora nella loro determinazioni non si sia tenuto conto delle problematiche economiche del soggetto e risultino troppo alti, questi sono usurari.

Facciamo un esempio di calcolo del tasso soglia.
Per un mutuo il TEGM è del 10%. Se lo aumentiamo di un quarto diventa 12,5%. A questo sommiamo altri 4 punti ottenendo così 16,5%. Essendo 16,5%-10%=6,5% e quindi inferiore al limite dell’8%, il 16,6% sarà il tasso soglia. Se invece avessimo avuto un tasso del 20%, avremmo ottenuto: 20%+5%+4%=29%. Essendo 29% maggiore di 8 punto rispetto al 20% del TEGM il tasso soglia è del 28%.

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Calcolo del leasing: come effettuare un veloce calcolo del proprio leasing

Calcolo leasing: come si compone un leasing

Per attuare un efficace calcolo del proprio leasing bisogna prima conoscere le specifiche di questo contratto di finanziamento.
Il leasing è assimilabile a un contratto di locazione. In esso ci sono principalmente due soggetti, ad esempio due aziende. Una di queste aziende concede in locazione ad un’altra un bene, con l’impegno per quest’ultima di pagare un canone periodico fino a una data scadenza.

Arrivati a scadenza l’azienda utilizzatrice del bene o pagherà una somma per acquisire la proprietà del bene oppure lo restituirà alla società concedente.

Esistono due tipi di leasing: operativo e finanziario. Vediamo adesso come calcolare un leasing operativo, quello che non prevede l’acquisizione obbligatoria del bene alla fine del contratto.
Nel calcolo del leasing si deve valutare l’importo delle rate da pagare all’impresa concedente.

Arrivati a scadenza l’azienda utilizzatrice del bene o pagherà una somma per acquisire la proprietà del bene oppure lo restituirà alla società concedente.

Le rate si compongono in quota capitale e quota interessi. In genere vengono concessi leasing a quote costanti, cioè la quota capitale rimane sempre la stessa nel tempo, ma a variare è la parte relativa agli interessi. Sia la quota costante che la quota interessi vengono inserite all’interno del piano di ammortamento del leasing.

Calcolo del leasing: le componenti della rata

Il modo più semplice per attuare il calcolo del leasing è calcolare la quota interesse attuando una semplice sottrazione. Questo avviene se la quota capitale è stata precedentemente stabilita dalle parti. Nel calcolo della quota interesse del leasing quindi basta sottrarre dal canone mensile la quota capitale e per esclusione il restante sarà la quota interessi.
Se ad esempio abbiamo un piano di ammortamento che in una particolare data vede un debito residuo di 1 milione di euro. Il piano di ammortamento prevede che dobbiamo versare un canone di 50.000 € e che la quota capitale è pari a 37.500 €.
Sottraiamo ai 50.000 € i 37.500 € della quota capitale ottenendo quindi un valore di 12.500 €.
Se rapportiamo i 12.500 € al valore totale del leasing calcoliamo la percentuale di interessi che è paria a 12500/1000000*100=1,25%.

In un contratto così lineare sarebbe quindi molto semplice calcolare il leasing, ma nella stragrande maggioranza dei casi non è così.calcolo-leasing
Innanzitutto va detto che sovente al momento della stipula viene applicato uno sconto sul valore del bene. Inoltre se viene dato un anticipo in contanti questo si deve decurtare dal valore delle rate. La rata inoltre è spesso composta da altri elementi oltre alla quota capitale ed alla quota interessi: ci sono i costi accessori e l’ IVA.

Calcolo del leasing: ulteriori fattori di calcolo

Questi ulteriori elementi rendono quindi il calcolo del leasing molto complesso. Facciamo un ulteriore esempio. Abbiamo preso un macchinario in leasing dal valore di 400.000 €. Per questo macchinario abbiamo ottenuto uno sconto di 20.000€ e abbiamo dato in anticipo 50.000 €. Le rate sono 50 e il valore finale del macchinario è 100.000 €. La prima parte della rata sarà (400.000-20.000-50.000-100.00)/50=4.600 €
Se però ad essa aggiungiamo gli oneri accessori (determinati in base a un coefficiente chiamato lease factor) e l’IVA del 22% il calcolo del leasing cambia sensibilmente.
Cosa impatta maggiormente nel calcolo del leasing? Molto importante sono sia lo sconto iniziale che l’anticipo. Inoltre più è alto il valore finale del bene in rapporto al valore iniziale più bassa sarà la rata.

La rata inoltre è spesso composta da altri elementi oltre alla quota capitale ed alla quota interessi: ci sono i costi accessori e l’ IVA.

Molto importante inoltre è valutare se la periodicità dei canoni è mensile oppure, in base agli accordi tra le parti, relativa a un periodo diverso dal mese. Infine c’è da considerare che il leasing operativo non obbliga l’utilizzatore all’acquisto del bene alla fine del periodo. Questo significa che per il calcolo delle rate non si tiene del valore finale del bene e ciò incide pesantemente sul calcolo del leasing facendo spesso innalzare di molto le rate.

Calcolo del leasing: la soglia d’usura

Anche i contratti di leasing possono essere soggetti ad usura bancaria. Per poter attuare questo tipo di verifica bisogna conoscere il tasso soglia. Nell’individuazione del tasso soglia il legislatore ha attuato una riforma sostanziale.

Grazie alla legge n.108 del 1996 il metodo di calcolo del tasso soglia ha subito sostanziali modifiche. Prima il limite di usurarietà era il tasso effettivo globale (TEGM) con una maggiorazione del 50%. Adesso, in base alle disposizioni dell’art.2 della legge 108, il TEGM deve essere aumentato di un quarto e ad esso bisogna sommare un ulteriore 4%. La differenza tra limite e tasso medio deve essere inferiore all’8%.

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Prescrizione dei crediti: come si sviluppa la normativa in materia

Prescrizione dei crediti: le indicazioni dell’ordinamento

La prescrizione dei crediti è un aspetto piuttosto sottovalutato da parte di chi vanta un credito verso un altro soggetto. Il recupero del credito infatti è soggetto a prescrizione. Questo significa che se dopo un determinato periodo di tempo il credito non viene recuperato colui che ne detiene il diritto non può più sfruttarne i suoi aspetti vantaggi. Giova ricordare che la prescrizione è quel mezzo con cui l’ordinamento giuridico ordina l’estinzione di un diritto se esso non viene usufruito entro una certa data.

Il recupero crediti è quell’insieme di tutte le attività che pone in essere colui che detiene il diritto, nei confronti di colui che è obbligato e che hanno come fine quello del recuperare la somma dovuta. Posto che il creditore deve mettere il debitore nelle condizioni di adempiere al debito, se il debitore non vi adempie il creditore può sollecitarlo con le opportune modalità e se non viene soddisfatto può ricorrere alla legge.

Prescrizione dei crediti: differenze tra interruzione e sospensione e come opera la prescrizione

La tempistica di recupero del credito può essere soggetta sia a interruzione che a sospensione. Con l’interruzione della prescrizione dei crediti si riparte da zero, come se non fosse passato del tempo tra la data in cui ci si trova e quella della formazione del credito. La sospensione della prescrizione dei crediti, così come dice il nome, non fa ripartire la tempistica da capo, ma la ferma solamente. Una volta che la sospensione sarà stata revocata il tempo si sommerà a quello già trascorso alla data della sospensione.

la prescrizione è quel mezzo con cui l’ordinamento giuridico ordina l’estinzione di un diritto se esso non viene usufruito entro una certa data

 

Come detto il recupero crediti è regolato dalla legge, anche nei suoi termini prescrittori. Il termine per poter usufruire del diritto è generalmente fissato in 10 anni dal momento in cui il credito viene ad esistere. Si utilizza il calendario standard, sommando quindi anche sabati e domeniche, ma se il termine cade in un giorno festivo slitta al primo giorno successivo non festivo. La prescrizione dei crediti non può essere rilevata d’ufficio: il debitore deve obbligatoriamente contestare attivamente il decorso dei termini. La prescrizione dei crediti può essere soggetta a decorso, cioè può essere temporaneamente stoppata attraverso un atto, notificato al debitore, con il quale il creditore manifesta in modo chiaro ed univoco la propria volontà di recuperare quanto gli è dovuto. Il pagamento del debito ovviamente preclude che vi sia prescrizione.

Prescrizione dei crediti: i termini di prescrizione breve

Ci sono numerosi casi di prescrizione dei crediti breve.

Vengono prescritti in 5 anni

  • Annualità delle rendite perpetue o vitalizie e di pensioni alimentari
  • Rate dei mutui;
  • Corrispettivi delle locazioni;
  • Spese condominiali e per la ristrutturazione di immobili;
  • Assicurazioni;
  • Capitale nominale dei titoli di Stato;
  • Indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro;
  • Bollette per utenze domestiche (luce, gas, acqua, telefono, rifiuti);
  • Diritti che derivano dai rapporti sociali, se la società è iscritta nel registro delle imprese;
  • Dichiarazioni dei redditi, IVA e documentazione allegata;
  • Multe;
  • Interessi su strumenti finanziari;

Vengono prescritti in tre anni:prescrizione-dei-crediti

  • Bollo dell’auto;
  • Retribuzioni per lavori relative a periodi superiori al mese (a partire dalla data di termine del rapporto);
  • Diritto dei notai, per i loro atti svolti nell’esercizio della loro prestazione;
  • Retribuzione delle lezioni da parte degli insegnanti, se queste sono state impartite per più di un mese;
  • Compenso dei professionisti per l’opera prestata e per il rimborso delle spese;

 

Vengono prescritti in un anno:

  • Rette scolastiche;
  • Abbonamenti a palestre, piscine e centri sportivi;
  • Pagamento dei mediatori;
  • Diritti derivanti dal contratto di spedizione e dal contratto di trasporto. Se tuttavia il trasporto avviene fuori d’Europa, la prescrizione è di diciotto mesi.
  • Diritti verso gli esercenti pubblici servizi di linea;
  • Pagamento delle rate di premi assicurativi RC, furto e incendio;
  • Retribuzione delle lezioni da parte degli insegnanti, se queste sono state impartite a mesi o a giorni o a ore;
  • Retribuzioni per lavori relative a periodi inferiori al mese (a partire dalla data di termine del rapporto);
  • Compenso degli ufficiali giudiziari;
  • Valore da pagare ai commercianti per il prezzo dei prodotti venduti e il compenso degli atti compiuti nella loro qualità;
  • Diritto dei commercianti, per il prezzo delle merci vendute a chi non ne fa commercio;
  • Valore da pagare ai farmacisti per i prodotti venduti;

Viene prescritta in sei mesi la retta da pagare agli albergatori.

Prescrizione dei crediti: le prassi corrette da adottare

Nella prescrizione dei crediti bisogna comunque seguire sempre questa semplice regola: non bisogna mai far passare mai troppo tempo tra il momento in cui nasce il credito e quello in cui si richiede il pagamento.

La prescrizione dei crediti può essere soggetta a decorso, cioè può essere temporaneamente stoppata attraverso un atto, notificato al debitore, con il quale il creditore manifesta in modo chiaro ed univoco la propria volontà di recuperare quanto gli è dovuto

Molto importante è che il debitore riceva presso il suo domicilio, anche un giorno prima dalla scadenza del credito, un documento con il quale il creditore richiede il pagamento di quanto dovuto. È in questo momento che entrano in gioco le società di recupero crediti il cui obiettivo è recuperare il valore del credito, possibilmente in via stragiudiziale.

Nexthod Finance offre un servizio di analisi gratuita che in tempi brevi ti permetterà di capire in che modo e con che tempi ti sarà possibile recuperare il tuo credito, velocizzando l’operazione e operando in maniera stragiudiziale

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Fideiussione Omnibus: come opera e i suoi rischi

Fideiussione omnibus: i soggetti e le loro responsabilità

Nella fideiussione omnibus, come in qualsiasi fideiussione, operano 3 soggetti:

  • il debitore, che può essere una persona fisica o giuridica,
  • il creditore, generalmente un istituto di credito
  • il fideiussore cioè colui che garantisce.

La fideiussione “omnibus” si configura come una garanzia di tipo personale. Una volta sottoscritta il fideiussore, ovvero colui che da la garanzia, si accolla tutti i debiti, quelli in essere e quelli che si presenteranno in futuro, del debitore. Si distingue dal pegno omnibus per il fatto che i beni dati come garanzia, possono essere utilizzati da chi li riceve come pegno.

La fideiussione “omnibus” si configura come una garanzia di tipo personale

Il fideiussore può inoltre assumersi qualsiasi responsabilità nei confronti del creditore per qualsiasi operazione del debitore. Per questi motivi è detta omnibus, poiché abbraccia debiti esistenti e futuri e copre tutte le responsabilità.

Fideiussione omnibus: vessatorietà e massimale della fideiussione

Per come è strutturata la fideiussione omnibus si presenta piuttosto vessatoria nei confronti del fideiussore. Proprio per evitare questo eccessivo indebitamento la normativa vigente impone che ci sia un tetto massimo, anzi nel caso il tetto massimo della garanzia non sia presente in fase di stipula del contratto questo è nullo. Essendo però l’importo massimale della garanzia liberamente scelto dalle parti questa decisione si è più volte prestata ai comportamenti scorretti delle banche e degli istituti di credito. Un aspetto molto importante da sottolineare è che, nella definizione del massimale, il suo valore deve essere composto sia dal capitale vero e proprio sia dagli interessi da versare nel corso del tempo.fideiussione-omnibus

Le fideiussioni firmate lasciando il foglio in bianco, cioè senza inserire l’importo, sono considerate fideiussioni omnibus. Quindi anche esse non possono esistere in quanto non rispettano il principio della presenza del massimale.

Le fideiussioni omnibus, così come le altre fideiussioni, si trasmettono agli eredi. Questo è stato stabilito per tutelare gli istituti di credito che altrimenti si sarebbero trovati in grossa difficoltà alla scomparsa del fideiussore. L’erede che invece voglia tutelarsi dalle fideiussioni ominibus lasciate in eredità, può percorrere due strade: 

  • Rinuncia all’eredità, e quindi alla fideiussione.
  • Richiede un’eredità con beneficio d’inventario. In questo caso i debiti ereditati possono essere pagati solo ed esclusivamente con i beni ereditati. In questo caso è obbligatorio specificare che, se chi rinuncia ha figli minori, questi subentrano automaticamente con beneficio d’inventario

Fideiussione omnibus: onere della cattiva fede e recessione

La Cassazione con la sentenza Cass. Civ. 12.11.2008 n. 27005, ha stabilito che qualora il limite sia oggettivamente sproporzionato il contratto è nullo. La banca inoltre non può accettare una fideiussione omnibus se il patrimonio del debitore è oggettivamente troppo esiguo per poter prevedere un pagamento del debito. La banca cioè non può accettare fideiussioni omnibus che si concluderanno palesemente con il pagamento della fideiussione da parte del garante.

La banca ha inoltre l’obbligo di verificare, prima della firma del contratto, le reali possibilità di copertura del fideiussore.

L’onere della prova della cattiva fede della banca spetta a chi denuncia il comportamento scorretto, sia esso il debitore o il garante. Se viene accertato che la banca si è comportata in mala fede il garante viene liberato dall’obbligo della fideiussione omnibus.

Se il fideiussore volesse estinguere la fideiussione, per un qualsiasi motivo, deve prestare attenzione al fatto che comunque esso resterà legato al contratto di fideiussione, anche se in misura minore. Il garante deve comunicare il recesso con una raccomandata alla banca. Quando questa raccomandata viene ricevuta è il momento in cui il fideiussore recede a tutti gli effetti dalla fideiussione.

L’onere della prova della cattiva fede della banca spetta a chi denuncia il comportamento scorretto, sia esso il debitore o il garante

Fideiussione Omnibus e usura bancaria

E’ piuttosto comune il caso in cui le pratiche adottate dalle banche siano scorrette e abbiano dei profili di usura bancariaQuesto significa però che egli sarà comunque garante dei debiti in essere al momento della ricezione della raccomandata. Inoltre egli, pur non essendo più garante per debiti futuri, dovrà garantire anche le future obbligazioni che derivano dai debiti in essere al momento della ricezione della raccomandata.

Inoltre la banca, al momento della ricezione della raccomandata, deve fare una scelta: se continuare il rapporto con il debitore, ora non più garantito, o estinguerlo. Questa scelta è del tutto arbitraria da parte della banca, che se ritiene il debitore affidabile continua, ma se non lo ritiene affidabile gli toglie il credito, costringendolo nella grande maggioranza dei casi a restituire da un giorno all’altro quanto dovuto.

L’insidia più grande è comunque quella del fideiussore, poiché come visto resta comunque obbligato anche dopo il recesso e in questo modo può essere costretto a restituire importanti somme di denaro.
 

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Revoca del fido bancario: proteggersi dalle scorrettezze delle banche

Revoca del fido bancario: le valutazioni e la revoca unilaterale

La revoca del fido bancario può essere una grande fonte di problemi per chi ha in essere questo tipo di contratto con la propria banca. Attraverso il fido bancario la banca concede al cliente, per un periodo, la possibilità di avere uno scoperto di conto corrente, cioè, come viene comunemente detto, che il suo conto può andare in “rosso” per un determinato lasso di tempo.
La banca si riserva di rivalutare periodicamente lo scoperto e/o di modificarlo, diminuendo l’importo e/o la durata, in base all’andamento nel tempo del conto corrente. Può quindi anche decidere di revocare il fido bancario in modo unilaterale. Nel caso in cui il contratto di fido bancario è a termine la banca può decidere di chiuderlo solo se è presente un giustificato motivo, notificando la sua volontà al cliente due settimane prima della data di rescissione. Se invece il contratto è a tempo indeterminato può recedere in qualsiasi momento dando un preavviso minimo, anche di un solo giorno. Nella revoca del fido bancario il preavviso deve essere adempiuto obbligatoriamente dalla banca, poiché se c’è la recessione senza preavviso questo è illegittimo, ma è ovvio come un imprenditore o un semplice cittadino che si trovi da un giorno all’altro a dover restituire il suo debito con la banca possa trovarsi in grande difficoltà.

Nella revoca del fido bancario il preavviso deve essere adempiuto obbligatoriamente dalla banca

Revoca del fido bancario: L’abuso del diritto di revoca

In fase di revoca del fido bancario molto spesso la banca inoltre abusa del suo diritto di revoca. La revoca del fido bancario è stata dichiarata illegittima se non ci sono delle motivazioni valide per essere effettuata. I giudici della Cassazione hanno infatti deciso che se la revoca del fido è fatta in modo unilaterale, in modo arbitrario e senza che ci siano state precedentemente avvisi o comunicazioni al cliente la revoca è illegittima.
Spesso la banca giustifica questa improvvisa revoca del fido con le mutate condizioni economiche. Un accordo che anni addietro era stato stipulato in un periodo economicamente florido, non potrebbe più essere conveniente ad oggi in un periodo di crisi. Questa è la giustificazione più ricorrente delle banche. Ma questa giustificazione è totalmente irregolare.
Come fa allora la banca a tutelarsi giuridicamente quando adotta questi comportamenti scorretti? Fa firmare ai suoi clienti delle clausole di cui essi spesso neanche conoscono l’esistenza o il significato.

Revoca del fido bancario: i comportamenti scorretti delle banche

Sono vari i comportamenti scorretti che adottano le banche quando decidono di revocare un fido bancario. Tutti o quasi nascono dalla loro posizione di superiorità nei confronti di un cliente spesso in difficoltà economico/finanziarie e dalla loro maggior conoscenza della normativa.
Prima di procedere alla revoca del fido vera e propria per prima cosa le banche fanno riconoscere il debito: costringono il correntista a firmare un accordo con il quale questi riconosce il debito nei confronti della banca. Questo accordo nella stragrande maggioranza dei casi nasce da perizie di parte della banca, che tende sempre a sovrastimare il debito.
Una volta che il correntista ha riconosciuto che deve delle somme alla banca scatta il piano di rientro del debito. Esso consiste principalmente in due forme. Si fanno firmare delle cambiali al correntista. Oppure si fa firmare un mutuo ipotecario per estinguere il debito. Ovviamente gli interessi che maturano sul debito sono soggetti ad anatocismo. revoca-del-fido-bancario
Il piano di rientro del debito viene spesso affiancato da richieste di garanzie. Questa è una pratica illegale in quanto a norma di legge non si possono richiedere garanzie in forma di assegni post datati, fideiussioni o effetti. Sovente a questa vera e propria estorsione viene affiancata anche un’attività di intimidazione verso il correntista con telefonate o lettere minacciose che lo costringono in una situazione psicologica di difficoltà.

Revoca del fido bancario: Come tutelarsi in caso di pratiche scorrette

È buona norma, sin dal momento in cui la banca rende edotto il correntista con l’avviso di revoca del fido bancario, affidarsi a un esperto che conosca la normativa bancaria e possa tutelare il suo cliente. In questa fase non bisogna assolutamente firmare i documenti che presenta la banca e tantomeno arrivare ad accordi di qualsiasi genere.

È buona norma affidarsi a un esperto che conosca la normativa bancaria e possa tutelare il suo cliente

E’ anzi piuttosto comune il caso in cui le pratiche adottate dalle banche siano scorrette e abbiano dei profili di usura bancaria. L’esperto attua una verifica del conto corrente, controllando la leggitimità della revoca del fido bancario e la presenza di anomalie bancarie. Molto spesso è necessario ricorrere all’ABF(arbitro bancario e finanziario) per sospendere la revoca. Inoltre si possono chiedere i danni, dopo aver prodotto un’idonea perizia che attesti l’illegittimo recesso della banca e che contesti il presunto credito richiesto da questa.

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Usura bancaria: la normativa e i vari tipi di usura

Che cos’è l’usura bancaria e le differenze tra usura oggettiva e soggettiva

L’usura bancaria è introdotta nel nostro ordinamento giuridico come fattispecie normativa dall’Art. 644 del Codice Penale.

Il reato di usura bancaria è stato per anni considerato un reato di secondo piano, ma ad un certo punto i numeri relativi all’usura bancaria diventarono così elevati che il legislatore dovette per forza provvedere a una regolamentazione del fenomeno.

L’usura bancaria è strettamente legata ai tassi soglia. Nel 1996 viene approvata la legge 108/96 che equipara l’istituto di credito che commette usura all’usuraio. Questa riforma si dimostra epocale e cambia completamente il modo di agire delle banche e i rapporti tra correntisti e banche. La legge 108/96 fa in modo che l’istituto risponda alle stesse pene alle quali risponde un comune usuraio. In tal caso dovrà restituire le somme indebitamente sottratte.

Il legislatore dovette per forza provvedere a una regolamentazione del fenomeno.

 

Usura Bancaria: tassi soglia e calcolo del TAEG

La legge quindi sancisce che c’è qualcosa a cui si fa riferimento per capire se la banca commette usura. A cosa si fa riferimento ? Ai tassi soglia pubblicati trimestralmente dalla banca d’Italia in relazione alle diverse categorie di finanziamento. Ad esempio poniamo che la Banca d’Italia abbia fissato per un trimestre un tasso soglia massimo del 10% per un affidamento in conto corrente. Quando analizziamo il conto corrente per il calcolo del TAEG applicato dalla banca sommiamo gli interessi pagati, le spese, le commissioni e tutti gli altri oneri correlati alla erogazione del credito. Se la somma di queste componenti supera il tasso soglia di riferimento la banca sta commettendo usura. Questo tipo di usura è detta usura soggettiva.

Fino al 2011 la banche potevano usufruire di un ulteriore elemento a loro favore: l’errore contabile. Tale errore contabile era fissato al 50%, il che portava, nel nostro esempio di TAEG al 10%, il tasso soglia al 15%. Se le banche restano tra il 10 e il 15% l’usura è soggettiva, se invece il TAEG delle banche supera anche l’errore contabile, l’usura diventa oggettiva e si rientra nel penale.

Usura Bancaria: Gli adeguamenti dell’ordinamento dopo il 2011

usura-bancariaA seguito delle richieste della Comunità Europea l’Italia dopo il 2011 ha deciso di abbassare al 25% il valore dell’errore contabile. Per  abbassare il valore dell’errore contabile, i banchieri italiani hanno richiesto, ed ottenuto, di aumentare il TAEG di 4 punti base. Nel nostro esempio quindi il limite del TEAG è di: 10% + 2,5% + 4%. Il limite si è quindi addirittura alzato al 16,5%. Il nuovo dato è più alto. Le banche italiane, fiutando l’affare, hanno chiesto addirittura la retroattività della regola in modo da far pagare ancora maggiori interessi per i rapporti in essere da prima del 2011. La Cassazione fortunatamente però ha deciso di negare la retroattività.

 

Usura bancaria: Usura Originaria.

In relazione agli interessi, in materia di Usura Bancaria, sono state individuate due tipologie di usura: usura originaria e sopravvenuta.
Nell’usura bancaria originaria  sono usurari gli interessi soverchianti le normative della legge relativamente ai limiti, quando questi sono stati promessi o pattuiti a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento.
Quindi per la determinazione dell’usurarietà bancaria dei tassibisogna fare riferimento al momento della sottoscrizione del contratto. Se il tasso soglia è violato si applica l’art. 1815 secondo comma c.c. che sancisce la nullità della relativa clausola e la conseguente non debenza di alcun interesse da parte del cliente: il prestito concesso diventa in sostanza a titolo gratuito e il cliente può agire per la ripetizione di tutte le somme versate a titolo di interessi, spese e competenze.

Per la determinazione dell’usurarietà bancaria dei tassi occorre fare riferimento al momento della sottoscrizione del contratto

 

Usura bancaria: Usura Sopravvenuta

L’usura bancaria sopravvenuta, invece, si verifica quando il contratto prevede un tasso di interesse non usurario al momento della stipula (perché stipulato prima della L. 108/1996 o perché conforme al tasso soglia vigente in quel momento), ma che è divenuto tale nel corso del rapporto a seguito della variazione dei tassi soglia di cui ai citati decreti ministeriali o per le mutate condizioni contrattuali. È molto discusso in letteratura e nella giurisprudenza bancaria se sia ipotizzabile tale usura sopravvenuta, essendo per alcuni da valutare solo il momento di pattuizione del tasso. Ove si ammetta la ricorrenza di tale ipotesi di usura bancaria sopravvenuta, generalmente si indica che sorgerebbe un mero obbligo di rideterminazione degli interessi entro i limiti della soglia e la conseguente inopponibilità al cliente soltanto della misura dei tassi eccedente tale limite: sostanzialmente il cliente avrebbe diritto alla restituzione soltanto della differenza tra il tasso applicato e il tasso soglia e solo per il periodo di superamento.
Ad oggi l’usura bancaria rappresenta il 10% del valore di tutta l’usura italiana e la sua valutazione è superiore ai 2 Miliardi di Euro.

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