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Arbitrato bancario: funzioni e caratteristiche dell’ABF

Arbitrato bancario: la funzione dell’ABF

L’arbitrato bancario è l’attività svolta dall’ABF.
La Funzione dell’arbitro bancario e finanziario, consiste nella risoluzione stragiudiziale delle controversie bancarie. L’arbitrato bancario è quindi una modalità di risoluzione del contenzioso molto più veloce ed economica perché non prevede il ricorso al giudice.

La velocità dell’arbitrato bancario consiste nel fatto che l’ABF deve esprimersi sulla controversia in cui è chiamato a pronunciarsi “teoricamente” entro pochi mesi. Anche se il suo parere non è vincolante, di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi lo è. Le sue decisioni vengono rispettate da quasi tutti gli intermediari finanziari/bancari, in quanto in caso contrario, tale tipo di comportamento viene censurato con la pubblicazione dell’inadempimento sul sito dell’ABF.

l’ABF deve esprimersi sulla controversia in cui è chiamato a pronunciarsi “teoricamente” entro pochi mesi, ed anche se il suo parere non è vincolante, di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi lo è

Il cliente può rivolgersi all’Arbitro Bancario e Finanziario solo dopo che ha informato preliminarmente l’intermediario finanziario e/o bancario della sua problematica, rappresentandogli le sue ragioni, lamentele e/o altro, e solo successivamente può presentare ricorso all’arbitro bancario.

Arbitrato bancario: L’iter e la tempistica

Utilizzare l’Arbitrato bancario e finanziario da parte del cliente è dunque il passo successivo al mancato accordo con la banca. La tempistica del ricorso all’arbitrato bancario è la seguente: il cliente si rivolge all’intermediario presentando il suo reclamo. L’intermediario ha 30 giorni per rispondere dalla data di ricezione del reclamo. Se il cliente non è soddisfatto della risposta e/o non riceve alcuna risposta al reclamo presentato, si rivolge all’arbitrato bancario. Presentato il ricorso all’Arbitro e trasmesso copia dello stesso all’intermediario, questi ha 45 giorni di tempo per inviare le proprie controdeduzioni all’Arbitro.
Dal ricevimento delle controdeduzioni entro 120 giorni l’arbitro bancario dovrebbe pronunciarsi con propria decisione in merito alla controversia in questione. La tempistica riportata non è mai nella pratica rispettata in quanto i notevoli flussi di pratiche cui gli Uffici dell’Arbitro bancario sono sottoposti fanno sì che tali tempi non vengono mai rispettati. In alcuni Collegi quali Milano la tempistica attuale per decisioni di Arbitrato bancario interessa orizzonti temporali superiori all’anno. Per gli altri collegi di Roma e Napoli stiamo parlando di tempi di un lasso di tempo di poco inferiore all’anno.arbitrato bancario
La decisione dell’Arbitrato bancario non è vincolante per il cliente in quanto egli non ritenendosi soddisfatto della decisione dell’ABF può ricorrere alla via giudiziale.

L’arbitrato bancario: ambito e costi

L’arbitrato bancario può decidere solo per contenziosi relativi a contratti posti in essere dopo il 01 Gennaio 2009 e che non superino i 100.000 Euro. Su quelli che superano i 100.000 euro ma solo sulle questioni di diritto e di facoltà. Sui contenziosi relativi a contratti precedenti al 2009 non ha giurisdizione.
L’arbitrato bancario decide su vari tipi di contenzioso:
• quelli relativi a servizi e attività di investimento come la compravendita di strumenti finanziari
• quelli relativi beni o servizi diversi da quelli bancari e finanziari, come leasing, factoring o credito al consumo

Il costo delle spese della richiesta di decisione di arbitrato bancario e finanziario è di 20 Euro, eventualmente pagato dall’intermediario se l’ABF decide a favore del cliente.

L’arbitrato bancario: gli intermediari, le sedi e cosa succede dopo la decisione

Non tutti gli intermediari però sono soggetti alle decisioni dell’arbitrato. Quelli che vi aderiscono sono:

  • Banche;
  • Intermediari iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106 e 107 del Testo Unico Bancario;
  • Istituti di Moneta Elettronica operanti sul territorio nazionale;
  • Poste Italiane;
  • Banche e gli istituti stranieri che operano sul territorio nazionale.

Le decisioni dell’arbitrato bancario quindi non riguardano gli intermediari esteri.

La sede competente a giudicare è quella dove hanno la residenza i clienti che intendono presentare ricorso all’Arbitro.

Il costo delle spese della richiesta di decisione davanti all’arbitrato bancario e finanziario è di 20 Euro, eventualmente pagato dall’intermediario se l’ABF decide a favore del cliente.

Il territorio italiano è quindi diviso in 3 zone: Nord, Centro e Sud e per queste zone, rispettivamente l’arbitrato si trova a Milano, Roma e Napoli, con l’ABF di Roma che deve anche decidere sui cittadini residenti in stati esteri.

Cosa succede dopo la decisione dell’arbitrato bancario?
Se la decisione è, anche solo in parte, a favore del ricorrente questi viene rimborsato dall’intermediario delle spese sostenute. Entro un mese deve essere comunicata al ricorrente la decisione e le sua motivazioni da parte della segreteria.

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Tasso soglia: quando e perchè c’è usura bancaria

Tasso soglia: il rapporto con l’usura oggettiva

La determinazione del tasso soglia è di fondamentale importanza per definire se un contratto finanziario è soggetto ad usura bancaria. L’usura bancaria è stata inizialmente regolata dall’articolo 644 del codice penale e la sua normativa è stata sensibilmente riformulata con la legge 108 del 1996. L’articolo 108 ha ampliato sensibilmente l’ambito dell’usura arricchendo la normativa di un uovo concetto: quello di usura oggettiva.
L’usura è infatti oggettiva quando non dipende dalle circostanze, ma quando vengono superati determinati limiti imposti per legge. Tali limiti sono chiamati tassi soglia. Se i tassi di interesse utilizzati nei contratti bancari superano il valore dei tassi soglia siamo in presenza di usura.

Tasso soglia: le disposizioni del legislatore

Il tasso soglia è quindi un limite massimo e in quanto tale è di fondamentale importanza per qualsiasi perizia econometrica che voglia accertare irregolarità nell’ambito bancario. La loro determinazione diventa quindi molto importante. Ma chi determina i tassi soglia?

L’usura è infatti oggettiva quando non dipende dalle circostanze, ma quando vengono superati determinati limiti imposti per legge. Tali limiti sono chiamati tassi soglia

Essi vengono determinati dalla Banca d’Italia ogni 3 mesi. Le modalità di determinazione dei tassi soglia da parte della banca d’Italia seguono l’evoluzione economica del paese e l’andamento dei tassi nei 3 mesi precedenti in base ai contratti analoghi stipulati dalle banche. Si tiene quindi conto dello storico dei mesi precedenti. I tassi soglia (detti TEGM) vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, sul sito della Banca d’Italia e del Ministero delle Finanze.
Fino al 2011 il legislatore ha seguito un orientamento diverso da quello attuale per la determinazione dell’usura in base ai tassi soglia. La normativa infatti faceva riferimento alla rilevazione calcolando il limite nel tasso medio risultante dall’ultima rivelazione pubblica nella Gazzetta Ufficiale, relativamente alla categoria di operazioni di cui fa parte quello specifico tipo di credito (ad esempio la categoria dei mutui), aumentato della metà.
Dal Luglio del 2011 invece il limite è calcolato nel tasso medio risultante dall’ultima rivelazione pubblica nella Gazzetta Ufficiale, relativamente alla categoria di operazioni di cui fa parte quel credito, aumentato di un quarto più quattro punti percentuali.

Sempre secondo la nuova normativa non ci possono essere più di otto punti percentuali di differenza tra il limite e il tasso medio.

Tasso soglia: la modalità di determinazione

La modalità di determinazione del tasso soglia è la seguente:
La Banca d’Italia si fa rilasciare una documentazione dettagliata dalle banche sui loro tassi applicati e in base a questi determina il tasso medio. Una volta analizzata la documentazione e calcolato il TEGM lo rende noto. A questo tasso viene, in fase di determinazione, aggiunto un valore di ¼ + il 4%. tasso soglia
Si ottiene così un nuovo tasso. Se la differenza è minore di 8, il tasso soglia è quello individuato sommando ¼ + 4%, se invece è maggiore di 8 il tasso soglia si calcola semplicemente aumentando di 8 punti il TEGM.
È facile intuire come la modifica normativa sia stata in favore delle banche, le quali hanno visto alzarsi il tasso soglia nella maggior parte dei casi e quindi numerosi contratti che prima erano passibili di usura bancaria successivamente non lo sono stati più. Con la nuova normativa entrata in vigore nel 2011 infatti se i tassi medi sono bassi, la soglia di usurarietà diventa piuttosto alta. Servono quindi alte percentuali di tasso per rendere un contratto bancario usurario. Man mano che i tassi medi si alzano, la soglia si assottiglia sempre di più facendo in modo che anche per tassi percentuali più bassi ci sia usurarietà.

Tasso soglia: misurazione dei tassi e usura

Per misurare i tassi soglia vengono computate tutte le spese, tranne quelle fiscali: remunerazioni degli intermediari, commissioni e spese varie. Sempre che queste siano riferibili al contratto finanziario in essere.

Se la differenza è minore di 8, il tasso soglia è quello individuato sommando ¼ + 4%, se invece è maggiore di 8 il tasso soglia si calcola semplicemente aumentando di 8 punti il TEGM.

Ma l’usura non si nasconde solo in una sproporzionata determinazione dei tassi. Essa può essere anche data da una mancata connessione con la richiesta dei tassi e la situazione economica del soggetto richiedente. In poche parole questo significa che se il soggetto passivo ha difficoltà finanziarie nella determinazione dei tassi si deve tener conto di questa situazione. Quindi anche se i tassi non superano quelli soglia, qualora nella loro determinazioni non si sia tenuto conto delle problematiche economiche del soggetto e risultino troppo alti, questi sono usurari.

Facciamo un esempio di calcolo del tasso soglia.
Per un mutuo il TEGM è del 10%. Se lo aumentiamo di un quarto diventa 12,5%. A questo sommiamo altri 4 punti ottenendo così 16,5%. Essendo 16,5%-10%=6,5% e quindi inferiore al limite dell’8%, il 16,6% sarà il tasso soglia. Se invece avessimo avuto un tasso del 20%, avremmo ottenuto: 20%+5%+4%=29%. Essendo 29% maggiore di 8 punto rispetto al 20% del TEGM il tasso soglia è del 28%.

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Calcolo del leasing: come effettuare un veloce calcolo del proprio leasing

Calcolo leasing: come si compone un leasing

Per attuare un efficace calcolo del proprio leasing bisogna prima conoscere le specifiche di questo contratto di finanziamento.
Il leasing è assimilabile a un contratto di locazione. In esso ci sono principalmente due soggetti, ad esempio due aziende. Una di queste aziende concede in locazione ad un’altra un bene, con l’impegno per quest’ultima di pagare un canone periodico fino a una data scadenza.

Arrivati a scadenza l’azienda utilizzatrice del bene o pagherà una somma per acquisire la proprietà del bene oppure lo restituirà alla società concedente.

Esistono due tipi di leasing: operativo e finanziario. Vediamo adesso come calcolare un leasing operativo, quello che non prevede l’acquisizione obbligatoria del bene alla fine del contratto.
Nel calcolo del leasing si deve valutare l’importo delle rate da pagare all’impresa concedente.

Arrivati a scadenza l’azienda utilizzatrice del bene o pagherà una somma per acquisire la proprietà del bene oppure lo restituirà alla società concedente.

Le rate si compongono in quota capitale e quota interessi. In genere vengono concessi leasing a quote costanti, cioè la quota capitale rimane sempre la stessa nel tempo, ma a variare è la parte relativa agli interessi. Sia la quota costante che la quota interessi vengono inserite all’interno del piano di ammortamento del leasing.

Calcolo del leasing: le componenti della rata

Il modo più semplice per attuare il calcolo del leasing è calcolare la quota interesse attuando una semplice sottrazione. Questo avviene se la quota capitale è stata precedentemente stabilita dalle parti. Nel calcolo della quota interesse del leasing quindi basta sottrarre dal canone mensile la quota capitale e per esclusione il restante sarà la quota interessi.
Se ad esempio abbiamo un piano di ammortamento che in una particolare data vede un debito residuo di 1 milione di euro. Il piano di ammortamento prevede che dobbiamo versare un canone di 50.000 € e che la quota capitale è pari a 37.500 €.
Sottraiamo ai 50.000 € i 37.500 € della quota capitale ottenendo quindi un valore di 12.500 €.
Se rapportiamo i 12.500 € al valore totale del leasing calcoliamo la percentuale di interessi che è paria a 12500/1000000*100=1,25%.

In un contratto così lineare sarebbe quindi molto semplice calcolare il leasing, ma nella stragrande maggioranza dei casi non è così.calcolo-leasing
Innanzitutto va detto che sovente al momento della stipula viene applicato uno sconto sul valore del bene. Inoltre se viene dato un anticipo in contanti questo si deve decurtare dal valore delle rate. La rata inoltre è spesso composta da altri elementi oltre alla quota capitale ed alla quota interessi: ci sono i costi accessori e l’ IVA.

Calcolo del leasing: ulteriori fattori di calcolo

Questi ulteriori elementi rendono quindi il calcolo del leasing molto complesso. Facciamo un ulteriore esempio. Abbiamo preso un macchinario in leasing dal valore di 400.000 €. Per questo macchinario abbiamo ottenuto uno sconto di 20.000€ e abbiamo dato in anticipo 50.000 €. Le rate sono 50 e il valore finale del macchinario è 100.000 €. La prima parte della rata sarà (400.000-20.000-50.000-100.00)/50=4.600 €
Se però ad essa aggiungiamo gli oneri accessori (determinati in base a un coefficiente chiamato lease factor) e l’IVA del 22% il calcolo del leasing cambia sensibilmente.
Cosa impatta maggiormente nel calcolo del leasing? Molto importante sono sia lo sconto iniziale che l’anticipo. Inoltre più è alto il valore finale del bene in rapporto al valore iniziale più bassa sarà la rata.

La rata inoltre è spesso composta da altri elementi oltre alla quota capitale ed alla quota interessi: ci sono i costi accessori e l’ IVA.

Molto importante inoltre è valutare se la periodicità dei canoni è mensile oppure, in base agli accordi tra le parti, relativa a un periodo diverso dal mese. Infine c’è da considerare che il leasing operativo non obbliga l’utilizzatore all’acquisto del bene alla fine del periodo. Questo significa che per il calcolo delle rate non si tiene del valore finale del bene e ciò incide pesantemente sul calcolo del leasing facendo spesso innalzare di molto le rate.

Calcolo del leasing: la soglia d’usura

Anche i contratti di leasing possono essere soggetti ad usura bancaria. Per poter attuare questo tipo di verifica bisogna conoscere il tasso soglia. Nell’individuazione del tasso soglia il legislatore ha attuato una riforma sostanziale.

Grazie alla legge n.108 del 1996 il metodo di calcolo del tasso soglia ha subito sostanziali modifiche. Prima il limite di usurarietà era il tasso effettivo globale (TEGM) con una maggiorazione del 50%. Adesso, in base alle disposizioni dell’art.2 della legge 108, il TEGM deve essere aumentato di un quarto e ad esso bisogna sommare un ulteriore 4%. La differenza tra limite e tasso medio deve essere inferiore all’8%.

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