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Rateizzo Equitalia: tempi e modi per la rateizzazione della cartella

Rateizzo equitalia: l’esigenza di rateizzare la cartella

È esigenza di molti cittadini ricorrere al rateizzo Equitalia e pagare le cartelle Equitalia in modo dilazionato. L’opportunità di un rateizzo Equitalia nasce dalla spiacevole situazione di dover pagare improvvisamente una cartella Equitalia di cui magari non solo non si era sicuri, ma della quale non si sospettava neanche l’esistenza. Se alla possibilità di contestare la cartella non si può accedere allora si deve obbligatoriamente pagarla. Il rateizzo Equitalia è quindi una necessità più che una possibilità, soprattutto per riuscire a far fronte a interessi e sanzioni. Bisogna inoltre considerare che “saltare”, ovvero non pagare le rate fa decadere la possibilità di godere del beneficio di usufruire del rateizzo Equitalia, dovendo in tal caso versare immediatamente l’intero importo in una unica soluzione. Si possono “saltare” non pagare fino a 8 rate (anche non consecutive), ma la costanza nel pagamento è necessaria.
Proprio per facilitare la costanza nel pagamento e venire incontro al contribuente l’Agenzia delle Entrate ha dato la possibilità al contribuente di pagare importi delle rate più basse, infatti, ora si può anche arrivare a pagare 50 euro a rata.

Rateizzo Equitalia: le opzioni di rateizzo.

Nell’accedere al rateizzo Equitalia la prima cosa da verificare è se l’importo del debito è superiore o meno ai 50.000 euro.
Per il rateizzo delle cartelle Equitalia sono possibili tre diversi piani di rateizzo.
Il primo dei piani di rateizzo è richiedibile se l’importo del rateizzo è inferiore ai 50.000 euro e le rate non superano le 72. A questo rateizzo possono accedere sia persone fisiche che giuridiche, per un massimo di 6 anni e con una rata minima di 50 euro al mese. Nel caso il debito sia inferiore ai 50.000 euro è possibile ottenere il rateizzo Equitalia scaricando l’apposito modulo dal sito di Equitalia.

Il rateizzo Equitalia è quindi una necessità più che una possibilità, soprattutto per riuscire a far fronte a interessi e sanzioni.

Per poter compilare il modulo di rateizzo Equitalia bisogna conoscere, oltre ai dati anagrafici del richiedente rateizzo, anche il numero della cartella esattoriale che si intende rateizzare. Tale modulo verrà poi riconsegnato inserendolo direttamente sul sito di Equitalia, oppure in alternativa stampandolo e inviandolo via posta raccomandata o consegnandolo direttamente agli uffici Equitalia della provincia di residenza. Al momento della richiesta di rateizzo Equitalia si devono obbligatoriamente indicare il numero delle rate tenendo conto che per il rateizzo Equitalia non accetta somme inferiori ai 50 euro al mese.

Il secondo piano è relativo ai debiti superiori a 50.000 euro. Il rateizzo Equitalia in questo caso ha le stesse modalità sia per quanto riguarda le rate, i soggetti che lo possono richiedere e il tempo massimo. La procedura per chiedere questo tipo di rateizzo prevede che si consegni un documento attestante lo stato di difficoltà finanziaria.

Questo piano e il precedente sono detti piani ordinari.
A queste due opzioni se ne aggiunge una terza che è quella relativa al piano straordinario. In tal caso l’importo non ha limite. Le rate sono un massimo di 120 e la durata massima è di 10 anni.

Rateizzo Equitalia: rate e interessi

La rate possono essere a quote costanti o crescenti. La scelta delle rate è a discrezione di chi richiede il rateizzo Equitalia e in genere deve essere fatta in base alla propria situazione finanziaria. È consigliabile, se si è in difficoltà scegliere le rate crescenti, in modo tale che si inizi a pagare una somma esigua, che poi successivamente aumenterà nel tempo. Con le rate costanti infatti la somma da versare è sempre la stessa e se in grave difficoltà può costituire anche un esborso oneroso.

rateizzo-equitalia

Per usufruire del rateizzo Equitalia bisogna pagare degli interessi, detti interessi di dilazione. Il tasso di interesse applicato è determinato sulla base della tipologia di cartella. Se si tratta di una somma da versare all’erario è del 4,5%. Se è una somma da versare all’INPS è pari al 6,05%. Per debito verso altri enti viene stabilito dall’ente in questione.

Rateizzo Equitalia: il piano straordinario

Come visto il piano straordinario di rateizzo Equitalia è possibile solo in caso di comprovata e grave difficoltà finanziaria. Tale situazione deve essere avvenuta per ragioni di cui il debitore non è direttamente responsabile e deve essere legata alla congiuntura economica. Differentemente dal piano ordinario, tale possibilità decade se non si provvede al pagamento di 5 rate (invece delle 8 del piano ordinario), anche non consecutive.
Se il richiedente è una ditta individuale il rateizzo Equitalia straordinario è possibile solo nel caso l’importo della rata sia superiore al 20% del reddito mensile. Per ottenere il rateizzo Equitalia si deve presentare l’ISEE del proprio nucleo familiare per accertare tale soglia. Nel caso l’ISEE non sia presente o non riesca ad attestare che il richiedente abbia i requisiti per il rateizzo da 120 rate, si deve produrre una idonea documentazione che lo attesti con certezza.

Il tasso di interesse applicato è determinato sulla base della tipologia di cartella. Se si tratta di una somma da versare all’erario è del 4,5%. Se è una somma da versare all’INPS è pari al 6,05%. Per debito verso altri enti viene stabilito dall’ente in questione.

Per tutti gli altri tipi di impresa questo tipo di rateizzo è possibile se la rata è superiore al 10% del valore della produzione mensile e se l’indice di liquidità della società è tra 0,5 e 1. Nel caso di persone giuridiche bisogna produrre una documentazione che rappresenti lo stato economico-finanziario del debitore ( prospetto per la determinazione dell’Indice di Liquidità e dell’Indice Alfa, visura camerale aggiornata, copia dell’ultimo bilancio approvato e depositato presso la C.C.I.A.A., relazione economico-patrimoniale, redatta secondo i criteri previsti dall’art. 2423 e ss. Codice civile, risalente a non oltre 2 mesi dalla data di presentazione dell’istanza di rateazione e comprensiva di tutte le voci del debito complessivo per il quale l’agente della riscossione procede, ossia la somma dell’importo iscritto a ruolo residuo da corrispondere in base al/ai precedente/i provvedimento/i di rateazione/i e dell’eventuale nuovo debito).

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Contratti Swap: come sono strutturati e i rischi per gli investitori

Contratti Swap: cosa sono e rischi che portano

I contratti Swap sono operazioni finanziarie ad elevato grado di rischio. Proprio a causa dell’elevato grado di rischio dei contratti swap questi sono scambiati nei mercati Over The Counter, dove avvengono le operazioni di scambio di contratti finanziari che non hanno i requisiti di sicurezza per essere scambiati nei mercati di borsa. Non essendo scambiati in mercati regolamentati potrebbe essere piuttosto difficoltoso terminare il contratto prima della scadenza e se anche ciò fosse possibile in genere si tende a sostenere costi elevati per la chiusura del contratto. Spesso i contratti Swap sono dei veri e propri boomerang per la società che li ha creati ed immessi sul mercato. Per chi li ha sottoscritti poi possono portare anche alla totale perdita di quanto investito.

I contratti Swap sono scambiati nei mercati Over The Counter, dove avvengono le operazioni di scambio di contratti finanziari che non hanno i requisiti di sicurezza per essere scambiati nei mercati di borsa

In base alle analisi della Consob in moltissimi casi il valore dei contratti Swap per alcune società è stato così alto, che al momento della conclusione del contratto e quindi dell’effettivo pagamento dei derivati molte società si sono trovate in grosse difficoltà finanziarie che in alcuni casi le hanno anche portate al fallimento. Ed è proprio il fallimento della controparte uno dei maggiori rischi dei contratti Swap.

Contratti Swap: per quali operazioni si usano

I contratti Swap sono accordi tra le parti che sottendono uno scambio di denaro. Questo scambio monetario è quantificato in base ad un evento reale a cui è riferito. Proprio per questo si chiamano derivati: il flusso di denaro deriva da un evento esterno. Il loro carattere è fortemente aleatorio: nessuno può effettivamente con certezza dedurre il valore del contratto a scadenza. In generale i contratti Swap hanno un fine legato al contenimento del rischio finanziario (hedging). I contratti Swap servono anche per operazioni di arbitraggio: li si compra in un mercato, li si rivende immediatamente in un altro lucrando sulla differenza tra prezzo di acquisto iniziale e di vendita finale. Possono anche avere motivazioni maggiormente speculative facendo guadagnare una determinata somma in base alle variazioni di prezzo tra quello stipulato alla stipula del contratto e quello del contratto swap nel determinato momento in cui è venduto.

Contratti Swap: l’importanza di una corretta informazione

L’informazione iniziale è quindi di fondamentale importanza nei contratti Swap. Chi sottoscrive un contratto Swap deve sempre attentamente conoscere l’evento che sottende lo strumento e conoscere come le variazioni di questo evento impattano sul valore dello Swap.

Contratti-Swap
È inoltre buona norma per l’investitore informarsi sulle effettive capacità di solvibilità della controparte: non è infatti inusuale nei contratti Swap che alla fine del contratto l‘investitore non si veda restituito quanto gli è dovuto perché la controparte non può estinguere il debito a causa delle sue carenti condizioni economico/finanziarie. Anche quando nell’operazione interviene un intermediario è buona norma che l’investitore prenda le giuste informazioni sulla solvibilità di questi. Molto delicati sono i contratti Swap stipulati con soggetti appartenenti ad altri paesi. In questo caso la difficoltà informativa è maggiore e questo rende il rischio ancora più elevato. A questo quindi deve corrispondere un rendimento parimenti elevato e cioè rende i contratti Swap stipulati con soggetti internazionali maggiormente remunerativi.

Contratti Swap: le tipologie di contratto derivato

I contratti Swap si suddividono in tre tipologie: sui tassi di interesse, sulle valute e sulle merci.

I primi sono anche detti interest Swap. Gli interest Swap si basano sullo scambio di interessi tra le parti. Tali importi però non vengono effettivamente scambiati, ma si lucra sulla differenza del valore tra i due interessi. Ci sono tre fondamentali tipi di interest Swap:
Coupon Swaps: lo scambio è tra interessi di cui uno è tasso variabile e un altro è a tasso fisso.
Basis rate Swaps: lo scambio è tra interessi entrambi a tasso variabile. Tali interessi sono calcolati sullo stesso capitale, ma sono riferiti a momenti differenti.
Cross-Currency interest rate Swap: lo scambio è su interessi di valute differenti.

Il secondo tipo di contratti Swap sono gli Swap sulle valute, altrimenti detti currency Swap.

non è inusuale nei contratti Swap che alla fine del contratto l‘investitore non si veda restituito quanto gli è dovuto perché la controparte non può estinguere il debito a causa delle sue carenti condizioni economico/finanziarie.

Il loro funzionamento si basa sul fatto che tra le due controparti si accordano facendo inizialmente cedere da una delle due parti al’altra una data quantità di valuta. Questa cessione sottende l’impegno di effettuare da parte dell’altra l’operazione opposta alla scadenza del contratto. Le due parti lucrano quindi in base all’andamento rialzista o ribassista del mercato valutario.

Il terzo tipo di contratti swap è quello sulle merci, detti anche commodity Swap. Nei commodity Swap le parti si basano sulle valutazioni future dei beni oggetto dello Swap. Una parte si obbliga a pagare ad un’altra una somma calcolata in base all’andamento, positivo o negativo, del valore della merce sottostante. Così come nei contratti swap precedenti non vi è alcuno scambio effettivo. I commodity Swap sono molto utilizzati da chi effettua compravendita di merci come una forma di assicurazione per ripianare eventuali perdite. Molto diffuso in questo ambito è infatti lo Swap sul petrolio.

 

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